Audi, investimento da 4 miliardi negli USA: meno dazi in cambio?

Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal e da Reuters, lo stabilimento in Georgia potrebbe favorire agevolazioni doganali per la Casa dei quattro anelli. Una prospettiva ancora da confermare, tra utili in calo e incognite industriali tedesche 

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a sinistra) e il CEO di Audi Gernot Döllner, a destra sul palco durante il comizio in Georgia

Quattro miliardi di dollari per una nuova fabbrica in Georgia: l’investimento previsto da Audi potrebbe aprire al marchio dei quattro anelli la strada a una riduzione dei dazi negli Stati Uniti. Sabato 24 ottobre, il costruttore tedesco ha annunciato il progetto durante un comizio elettorale che ha suscitato forti critiche in Germania. Dietro la controversa apparizione dell’amministratore delegato Gernot Döllner al fianco del presidente americano si delineava però anche un’altra trattativa, potenzialmente molto vantaggiosa per Audi. 

Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione americana avrebbe promesso ad Audi un alleggerimento dei dazi in cambio dell’insediamento industriale negli Stati Uniti, una prospettiva già emersa. 

Reuters aggiunge un dettaglio decisivo: Washington avrebbe proposto un’aliquota del 10% sui veicoli importati, contro il 15% attualmente applicato a quelli provenienti dall’Unione europea e il 25% previsto per quelli prodotti in Messico. 

Audi avrebbe chiesto di scendere al 7,5%, senza convincere i negoziatori americani a superare al ribasso la soglia del 10%. Resta da chiarire l’ambito di applicazione della proposta: il trattamento preferenziale riguarderebbe tutte le vetture importate da Audi oppure soltanto quelle di provenienza europea? 

Modalità e tempi dell’eventuale riduzione non sono ancora stati ufficializzati. Per il costruttore, la posta finanziaria è rilevante. A differenza di BMW e Mercedes, che producono da tempo una parte dei propri modelli negli Stati Uniti, Audi importa tutte le vetture vendute sul mercato americano. 

I SUV di grandi dimensioni arrivano soprattutto dall’Europa, mentre il Q5 viene assemblato in Messico. Lo scorso anno il marchio avrebbe così versato oltre un miliardo di dollari in dazi: un costo che pesa su un’attività americana già indebolita dal calo delle vendite. 

I risultati pubblicati venerdì 30 ottobre 2026 spiegano perché una riduzione dei dazi rappresenterebbe un sostegno importante per Audi. Nel terzo trimestre, l’utile netto del gruppo Audi, che comprende anche Bentley, Lamborghini e Ducati, è crollato dell’87%, passando da 718 a 95 milioni di euro. 

Nei primi nove mesi dell’anno, le vendite del marchio sono diminuite del 17,3% in Nord America e del 24,5% in Cina. La direzione ha inoltre rivisto al ribasso le previsioni annuali. 

Un alleggerimento della pressione doganale offrirebbe quindi una boccata d’ossigeno, senza risolvere tutte le difficoltà del costruttore. 

La questione va però oltre il caso Audi. Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe preparando un meccanismo che consentirebbe ai costruttori intenzionati ad aumentare la produzione negli Stati Uniti di ottenere esenzioni o compensazioni sui dazi applicati a veicoli e componenti importati. Per accedervi, le aziende dovrebbero impegnarsi, tra l’altro, ad avviare la costruzione dei propri stabilimenti entro la fine del 2027. 

I dettagli del programma restano in discussione: si tratta di una prospettiva più ampia rispetto alla trattativa sui dazi applicati ad Audi, non di una misura già operativa. Per Audi, il vantaggio sarebbe ridurre la propria fattura doganale prima ancora dell’avvio produttivo della futura fabbrica, per la quale è stata annunciata una capacità di 200.000 veicoli l’anno. 

La strategia descritta punta a usare i dazi per attirare investimenti industriali negli Stati Uniti e a offrire poi agevolazioni ai costruttori che accettano di produrre sul territorio americano. 

Resta da capire quante aziende seguiranno questa strada e a quali condizioni. In Germania, il progetto apre un altro interrogativo: come si concilierà l’investimento americano con la ricerca di nuove economie da parte della direzione e con le preoccupazioni sul futuro di alcuni siti industriali? Il possibile beneficio sui dazi non scioglie i dubbi sulle implicazioni industriali del progetto dall’altra parte dell’Atlantico.

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