Volkswagen, il paradosso elettrico: domanda EV in crescita ma Wolfsburg rallenta

Gli ordini per i modelli a batteria superano quelli delle vetture termiche, ma la riconversione degli stabilimenti tedeschi mette sotto pressione il gruppo e apre una nuova fase industriale 

Volkswagen ID.Polo

Volkswagen non soffre una mancanza di domanda per le auto elettriche: il problema, semmai, è che quella domanda si sta spostando più rapidamente di quanto la sua rete produttiva tedesca riesca ad assorbire. 

È questo il paradosso che oggi attraversa il gruppo di Wolfsburg. In Germania, gli ordini per modelli completamente elettrici hanno superato quelli per vetture con motore a combustione interna, un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe stato letto come una svolta strategica. 

Eppure, invece di tradursi semplicemente in maggiore produzione, questo cambio di ritmo sta costringendo Volkswagen a rivedere i turni nel suo stabilimento più simbolico: Wolfsburg, il cuore industriale del marchio.

La Casa tedesca sta cancellando alcuni turni aggiuntivi pianificati a Wolfsburg perché il mercato sta virando verso l’elettrico più velocemente del previsto. 

Il risultato è un evidente disallineamento industriale: troppa capacità ancora legata ai modelli termici proprio mentre una quota crescente di clienti tedeschi sceglie vetture a batteria. 

Volkswagen Tiguan

Lo stabilimento, che oggi produce Golf, Tiguan e Tayron, dovrebbe così fermarsi a circa 580.000 unità nel corso dell’anno, invece di superare quota 600.000.

Questo passaggio è cruciale perché le fabbriche tedesche di Volkswagen sono state costruite attorno ai volumi, ai cicli di lavoro e alla filiera dei motori a combustione. 

Un’auto elettrica ha meno componenti meccanici, richiede generalmente meno lavoro di assemblaggio e non può occupare automaticamente la stessa capacità industriale lasciata libera dai modelli ICE. 

La crescita della domanda EV, quindi, non rappresenta soltanto una storia di successo commerciale: prima ancora, diventa una questione di riconversione produttiva.

Volkswagen Golf

Il quadro si complica ulteriormente con la futura riallocazione della Golf: dal 2027, la produzione del modello è destinata a spostarsi nello stabilimento messicano di Puebla. Per Wolfsburg sarà un passaggio storico, perché la Golf non sarà più assemblata in Germania. 

Nel frattempo, Volkswagen prevede almeno due turni aggiuntivi a Emden per aumentare la produzione della ID.7, mentre Zwickau beneficia della maggiore richiesta per la ID.3 Neo, la compatta elettrica a trazione posteriore del marchio.

Volkswagen ID.Polo

Il modello elettrico più brillante della nuova fase resta però la ID.Polo, che ha già raccolto oltre 40.000 ordini in Europa, pur essendo prodotta in Spagna. 

Dopo anni in cui Volkswagen ha dovuto fronteggiare prezzi elevati, scelta limitata e una clientela ancora esitante, l’arrivo di EV più piccoli e accessibili coincide con una domanda tedesca in accelerazione, spinta anche dall’aumento dei prezzi dei carburanti.

Ma più consegne elettriche non significano automaticamente più profitti. I margini delle EV restano inferiori a quelli di modelli termici comparabili, proprio mentre il gruppo è impegnato in uno dei più importanti programmi di riduzione dei costi della sua storia. 

Volkswagen ha già annunciato interventi su capacità produttiva e occupazione, continuando al tempo stesso a spostare investimenti verso l’elettrico.

Con l’arrivo della più economica ID.Up previsto per il prossimo anno, la pressione sulla gamma elettrica potrebbe aumentare ancora. 

Il paradosso è evidente: Volkswagen ha bisogno che il proprio business EV cresca, e ora sta crescendo. Tuttavia, più rapidamente il mercato si sposta verso l’elettrico, più aumenta la tensione sulle fabbriche progettate attorno al motore a combustione. 

Wolfsburg resta al centro di questa transizione, almeno fino all’arrivo sulle sue linee della Golf elettrica e della T-Roc a batteria. 

Nel frattempo, il più grande stabilimento Volkswagen continua a costruire auto a benzina: esattamente la parte del business che i clienti tedeschi sembrano guardare con sempre minore interesse.



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