Porsche: addio ai volumi, più sinergie con Audi per tagliare i costi
Michael Leiters, Ceo della Casa tedesca, ridisegna il futuro del marchio: una nuova supercar, gamma più esclusiva, maggiore redditività per ogni auto venduta, alleanza industriale rafforzata con il brand dei quattro anelli per i Suv. Il nome scelto per la strategia? “Sportwagenschmiede 35”: uno scioglilingua quasi impronunciabile che fa un po' ridere. Tradotto un po’ goffamente dal tedesco significa "fucina delle auto sportive". Forse si poteva fare meglio ma nessuno è perfetto: neppure Porsche, e nemmeno i tedeschi
L'amministratore delegato di Porsche, Michael Leiters, è in carica solo dal 1° gennaio 2026, ma è un tipo sveglio e ha già lasciato un'impronta evidente: ha annunciato un importante cambio di strategia, offrendo una chiarezza di visione che probabilmente mancava sotto la precedente gestione di Oliver Blume. Fa piacere vedere Leiters sorridente in foto: quando era in Ferrari non sorrideva mai.
La novità di spicco è Mission S, la concept car di una nuova super sportiva a motore centrale. Sarà svelata il prossimo 15 ottobre. Questo modello si collocherà al di sopra della 911 e offrirà un'anticipazione del futuro linguaggio stilistico Porsche sotto la guida del responsabile del design Tobias Sühlmann (entrato a far parte del team dopo il ritiro di Michael Mauer, avvenuto nel febbraio di quest'anno).
Tecnicamente si tratta di una "visione di design", ma nei fatti è prevista la sua produzione. Lo sappiamo grazie alle considerazioni più ampie espresse da Leiters, che ha sottolineato l'importanza di prodotti ad alto margine per generare ricavi sufficienti a raggiungere il pareggio di bilancio con un volume inferiore alle 200.000 unità annue, riducendo in questo modo la dipendenza da tassi di vendita troppo elevati. Auto come l’erede di questa concept saranno fondamentali per raggiungere il nuovo obiettivo.
Tra le altre novità di prodotto c’è la Boxster elettrica, che arriverà sul mercato l'anno prossimo. Non saranno previste versioni a benzina della Boxster basate su questa piattaforma elettrica, contrariamente a quanto annunciato da Blume alla fine del 2025. Evidentemente, per Leiters si sarebbe trattato di un compromesso ingegneristico eccessivo.
Al contrario, Leiters riconosce l'esistenza di lacune nella gamma e ritiene che la priorità assoluta per Porsche sia colmarle. Nel 2028 arriverà una Macan a benzina e ci sarà un'altra Boxster/Cayman a benzina (data ancora da definire). Proseguiranno le sinergie con il Gruppo VW: Porsche guiderà lo sviluppo di auto sportive a due porte e berline sportive, condividendo poi con Audi la realizzazione dei SUV.
È proprio grazie a questa collaborazione che Porsche sta valutando un ulteriore SUV, destinato a posizionarsi al di sopra della Cayenne. Obiettivo della collaborazione con Audi è ridurre i costi e utilizzarli in modo più efficiente: a patto, secondo noi, che i nuovi modelli siano percepiti dai clienti Porsche come vere Porsche, non derivati Audi, o Lamborghini.
A tutto ciò si aggiunge una strategia più ampia volta a innalzare le fasce di prezzo: Leiters punta a margini sempre più elevati per ogni singola vettura. Il risultato finale? I prezzi sono destinati solo a salire.
I motori continueranno a far parte della strategia Porsche per il prossimo futuro su tutti i modelli: il responsabile R&D Michael Steiner ha annunciato configurazioni a quattro, sei e otto cilindri, oltre al classico boxer. Si spazierà tra motori aspirati, turbo ed e-turbo; cambi manuali, automatici e PDK; sistemi ibridi plug-in (PHEV) e ibridi ad alte prestazioni. La gamma sarà suddivisa approssimativamente secondo un rapporto di due terzi a un terzo tra veicoli a combustione interna (ICE) e modelli ibridi plug-in o elettrici (PHEV/EV).
Il marchio e il cliente sono la priorità assoluta; il nuovo mantra è "valore anziché volumi", un approccio volto a consolidare la posizione di Porsche come produttore di auto sportive più desiderato al mondo.
La 911 occupa, com'è prevedibile, un posto di rilievo tra le priorità: mentre altri modelli vedranno una semplificazione della gamma – si pensi all'eliminazione della Taycan Cross Turismo negli Stati Uniti – la 911 si arricchirà di sempre più varianti. Secondo Leiters, non diventerà "mai elettrica".
Questo modello rappresenta il cuore pulsante della strategia Porsche: non solo genera un contributo fondamentale in termini di ricavi, ma è anche il simbolo dell'intera azienda; Michael Steiner, responsabile R&D, ha precisato che è proprio la 911 a "definire ogni Porsche".
Le cifre generate dalla 911 sono impressionanti. All'epoca della serie 996, la differenza di prezzo tra una Carrera e una GT3 era del 29%; con l'attuale generazione 992, la percentuale è salita al 53%. Porsche ritiene di poter arrivare a un sovrapprezzo del 200% senza forzare eccessivamente la mano.
Aumenteranno anche gli esemplari unici del programma “Sonderwunsch” e le edizioni speciali di “Exclusiv Manufaktur”, così come la disponibilità dei kit Manthey. Sarà persino possibile acquistare un'esperienza legata al Campionato Mondiale Endurance (WEC) – che culminerà con la partecipazione alla griglia di partenza della 24 Ore di Le Mans – alla cifra di ben 5 milioni di euro.
Avete una vecchia Carrera GT che ha visto giorni migliori? Ci sono buone notizie. Porsche offre ora un servizio di ripristino ufficiale in fabbrica per riportarla allo stato di nuovo, un intervento che può arrivare a costare fino a 700.000 euro. La cosa più sorprendente è che ne sono già stati completati 11, altri 16 sono in fase di produzione e ulteriori 21 sono già stati prenotati. Ogni singolo aspetto della gamma e dell'eredità di Porsche sarà curato in modo maniacale. Con il massimo impegno.
I risultati stanno già arrivando. L'anno scorso, il margine di profitto di Porsche è crollato appena all'1,1% e sarà necessaria una ristrutturazione dolorosa per far funzionare il tutto: verrà tagliato il 40% dei ruoli dirigenziali e il 25% della forza lavoro complessiva. Leiters ha precisato che questa riduzione sarà gestita attraverso il naturale turnover (pensionamenti o dimissioni), ma è innegabile che ci saranno perdite di posti di lavoro.
Le attività non strategiche sono state abbandonate. Porsche ha già venduto la sua quota in Bugatti e ha ceduto a Tata anche MHP, la sua società di consulenza gestionale e informatica; è stato inoltre accantonato il progetto Porsche eBike Performance.
I costi verranno tenuti sotto stretto controllo fin dalle prime fasi, già quando il designer inizia a disegnare, grazie a una revisione degli approvvigionamenti mirata a tutelare i margini su componenti e aspetti che il cliente non può vedere né toccare.
Il dipartimento di Ricerca e Sviluppo guidato da Steiner potenzierà le attività di simulazione e i test virtuali, con l'obiettivo di ridurre i tempi di sviluppo del 40% e i relativi costi del 20%. Fortunatamente, non si è parlato di veicoli "software-defined", ovvero definiti dal software.
La differenza tra Leiters e Blume è netta. Leiters trasmette una sicurezza che mancava a Blume, accompagnata da una visione e una strategia chiare. Sa dove risiedono le debolezze e come intervenire.
La Cina rimane un problema, ma invece di cercare di adattarsi al modello cinese, sta tracciando una strada tutta sua per Porsche: "Non riteniamo realistico né vantaggioso per il marchio cercare di tornare a quei livelli a ogni costo (quando il mercato cinese rappresentava il 35% delle vendite globali)". Punta invece a "costruire un'attività più resiliente in Cina": in bocca al lupo, ci viene da commentare.
Non c'è più la corsa ai volumi e non verranno create joint venture in Cina che costringerebbero Porsche a produrre più auto di quanto desideri. Leiters ritiene che la "guerra dei prezzi autodistruttiva" e il frenetico ciclo di innovazione del mercato cinese non siano sostenibili, e preferisce restarne fuori. Tuttavia, il mercato cinese rimane importante per Porsche, che sfrutterà la propria sede locale per concentrarsi su tecnologie sviluppate su misura per quel Paese.
Leiters si è dichiarato fiducioso riguardo alle normative. Quando gli è stato chiesto se temesse che una riduzione dei modelli elettrici potesse causare problemi con il legislatore, ha risposto: “Devo rendere conto ai miei clienti. Se non vendo auto, il costo è superiore a quello di eventuali multe”.
Leiters trasmette l'idea di voler concentrarsi innanzitutto sul far funzionare Porsche come un costruttore di auto sportive, offrendo una gamma di modelli che i clienti desiderino acquistare, per poi preoccuparsi solo in un secondo momento di come tutto ciò si concili con la politica. “Dobbiamo concentrarci su noi stessi e mettere ordine in casa nostra, prima di tutto”.
E il nome di questa nuova strategia? “Sportwagenschmiede 35”, traducibile – seppur in modo un po' goffo – come "fucina delle auto sportive". Per lanciare una strategia moderna e di impatto Porsche ha scelto un nome tedesco che è così lungo e difficile da pronunciare che fa quasi ridere: qualcosa forse è andato storto ma si sa, nessuno è perfetto. Neppure Porsche. E nemmeno i tedeschi.

Commenti
Posta un commento