Tesla Cybercab debutta su strada: primi test reali negli USA per il robotaxi elettrico

Il modello a due posti senza volante e pedali entra in una fase di sperimentazione controllata: dati EPA, autonomia stimata, architettura semplificata e incognite sui costi delineano la scommessa Tesla sulla mobilità autonoma

Tesla porta il Cybercab dalla promessa alla strada: il robotaxi elettrico a due posti avvia i primi test reali negli Stati Uniti, aprendo una nuova fase per la mobilità autonoma del marchio ma lasciando ancora aperte le incognite su scala, costi e autorizzazioni operative.

Il debutto operativo è avvenuto il 3 settembre negli Stati Uniti a Austin con un evento molto diverso dai consueti lanci Tesla: accesso solo su invito, sicurezza rafforzata e nessuna diretta streaming, una scelta che ha limitato l’esposizione mediatica ma ha concentrato l’attenzione sul passaggio dal concept al servizio.

Progettato fin dall’origine come robotaxi di serie, il Cybercab rinuncia a volante, pedali e specchi laterali tradizionali, affidando la guida al sistema Full Self-Driving di Tesla e a un abitacolo essenziale con due posti, due porte ad apertura scenografica e un display centrale da 22 pollici.

Il prezzo resta uno dei punti più sensibili: Elon Musk ha indicato in passato un target non superiore a 30.000 dollari, ma al momento si tratta di un obiettivo industriale e commerciale, non di un listino definitivo.

Il modello era stato presentato come concept all’evento “We, Robot” dell’ottobre 2024; secondo la ricostruzione disponibile, il primo esemplare di produzione è uscito dalla linea della Gigafactory Texas a febbraio, mentre l’avvio della produzione di massa è indicato ad aprile.

Sul piano dimensionale, il Cybercab misura 1.407,2 mm in altezza e 1.792,6 mm in larghezza, con 1.102,4 mm di spazio per le gambe e 972,8 mm per la testa: quote pensate più per l’efficienza del servizio che per la versatilità di un’auto privata.

I documenti di certificazione EPA, l’agenzia federale statunitense che definisce e verifica gli standard su consumi, emissioni ed efficienza dei veicoli, indicano una batteria agli ioni di litio da circa 47,6 kWh, una trazione anteriore e un motore elettrico da 163 kW, pari a 219 CV, con un peso in ordine di marcia di 1.412 kg.

Nei test EPA l’autonomia combinata è di 418,2 miglia, pari a circa 673 km; la stima più vicina a un valore d’uso reale, applicando il consueto fattore di correzione, si colloca intorno alle 293 miglia, circa 472 km.

L’efficienza dichiarata resta il dato più rilevante per un veicolo destinato a lavorare molte ore al giorno: Tesla punta su massa contenuta, batteria relativamente compatta e architettura semplificata per abbassare il costo chilometrico.

Per la guida autonoma, il Cybercab utilizza otto telecamere ad alta definizione e una rete neurale end-to-end, cioè un sistema di intelligenza artificiale che analizza le immagini e le trasforma direttamente in decisioni di marcia. La scelta tecnica resta coerente con la filosofia Tesla: niente lidar, cioè sensori laser utilizzati da molti sistemi autonomi per ricostruire l’ambiente in 3D, e niente mappe ad alta definizione, ma la stessa piattaforma di calcolo AI 4 già impiegata sulle attuali Model 3 e Model Y.

Tra le novità di bordo figura anche l’impianto frenante brake-by-wire, indicato come una soluzione non adottata in precedenza da Tesla su un veicolo di produzione e progettata per ridurre componenti e interventi manutentivi.

Connettività, flotta e costi operativi

Sul fronte connettività, Musk ha scritto su X che il Cybercab integrerà direttamente a bordo Starlink V5, futura generazione della rete satellitare di SpaceX, una soluzione che potrebbe supportare servizi ad alta intensità di dati, come lo streaming video 4K, anche in aree con copertura debole. Si tratta però di una dichiarazione programmatica, non ancora di una funzione confermata nella disponibilità commerciale del servizio.

Tesla afferma che la propria flotta globale ha accumulato oltre 22,5 miliardi di chilometri di guida assistita a settembre 2026, un patrimonio di dati che l’azienda considera centrale per accelerare lo sviluppo dell’autonomia.

La vera partita, tuttavia, si giocherà sui costi. Tesla indica un obiettivo di 0,20 dollari al miglio una volta raggiunta la scala industriale, circa un decimo della media di settore secondo la società.

Quel valore va letto come traguardo di lungo periodo, non come costo effettivo dell’attuale piccola flotta: il piano combina abitacolo a due posti, consumi ridotti, assenza del guidatore e un nuovo processo produttivo.

Il processo ‘Unboxed’ punta a superare la catena di montaggio lineare tradizionale: le principali parti del veicolo vengono assemblate in parallelo in aree separate e poi unite nella fase finale, con l’obiettivo di ridurre tempi, complessità e costi di produzione. Musk ha indicato come traguardo di lungo periodo un veicolo completato ogni 5-10 secondi.

Ricarica wireless e sistemi di pulizia dell’abitacolo a intervento ridotto completano il disegno operativo: l’obiettivo è limitare la presenza di personale tra una corsa e l’altra, aumentando rotazione e disponibilità del mezzo.

Nonostante l’avvio dei test su strada, il Cybercab resta in una fase iniziale negli Stati Uniti sul piano della flotta e dell’operatività commerciale.

In base ai registri statali del Texas, Tesla disponeva alla sera di mercoledì di 420 veicoli autonomi registrati nello Stato, inclusi 45 Cybercab: numeri che descrivono più un banco di prova che un servizio già a regime.

Parallelamente, Tesla ha annunciato che il Cybercab sarà esposto a Hong Kong il 9 settembre, quindi a Pechino e Shanghai il 18 settembre, con eventi pensati per mostrare design e roadmap tecnologica al pubblico cinese.

Tesla ha però chiarito che non si tratta di un lancio commerciale in Cina né dell’avvio imminente di un servizio di trasporto a chiamata senza conducente nel Paese.

Per Tesla, il Cybercab è quindi meno un nuovo modello tradizionale e più una piattaforma industriale: promette costi radicalmente inferiori e un uso intensivo della guida autonoma, ma dovrà dimostrare su strada affidabilità, autorizzazioni e sostenibilità economica su larga scala.




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