Dreame stacca la spina alla sua hypercar

Dreame Technology, nota soprattutto per aspirapolvere e robot per la pulizia, avrebbe deciso di chiudere la propria avventura nell’automotive e di liquidare il progetto “Starry Sky”, mettendo fine a una delle incursioni più ambiziose — e discusse — tra i nuovi marchi cinesi della mobilità elettrica 

La parabola è stata rapidissima. L’ingresso ufficiale nel settore auto risale all’agosto 2025, seguito da una presenza mediatica importante nel 2026: prima il debutto di una supercar elettrica al CES di Las Vegas, poi la presentazione a San Francisco della Nebula Next 01 Jet Edition, ribattezzata “Rocket Car”. In pochi mesi, però, l’entusiasmo iniziale si è trasformato in una ritirata ordinata.

Secondo le ricostruzioni disponibili, il team automotive sarebbe arrivato a contare quasi 1.000 persone nel momento di massima espansione. Dopo una serie di licenziamenti iniziata a maggio, sarebbero rimasti soltanto pochi decine di dipendenti, in prevalenza nelle funzioni finance, legal e HR, incaricati di gestire la chiusura delle società collegate, i rapporti con i fornitori e le pendenze amministrative.

Da 0 a 100 km/h in 0,9 secondi: senz'altro!

La “Rocket Car” era stata presentata come un veicolo capace di accelerare da 0 a 100 km/h in 0,9 secondi, con batteria allo stato solido a base di solfuri, densità energetica superiore a 450 Wh/kg e oltre 550 km di autonomia nel ciclo CLTC. Numeri da copertina, ma anche specifiche che richiedono prudenza: nel mercato attuale, simili valori restano più vicini alla frontiera sperimentale che a un programma industriale maturo.

Proprio qui emergerebbe il nodo centrale del caso Dreame. Ex dipendenti citati dalla stampa cinese sostengono che alcuni modelli mostrati al pubblico avessero finalità soprattutto dimostrative e promozionali: la supercar vista al CES sarebbe stata priva di telaio, mentre la Jet Edition sarebbe derivata da un modello commissionato a un fornitore di Shanghai e modificato per ottenere un forte impatto visivo durante la presentazione.

Marketing e capitali prima della produzione

Il racconto degli insider descrive una logica industriale rovesciata: prima la raccolta di capitali, poi l’assegnazione dei budget di ricerca e sviluppo. Dreame avrebbe attirato personale da costruttori affermati con stipendi elevati e titoli manageriali altisonanti, più per rafforzare la propria credibilità presso investitori e interlocutori esterni che per consolidare un vero percorso verso la produzione.

La contrazione del progetto sarebbe stata accelerata anche da verifiche regolatorie sull’utilizzo dei fondi e dei contributi pubblici. In questo quadro, la libertà di spesa dell’azienda si sarebbe ridotta, rendendo più difficile sostenere una divisione auto costruita in tempi molto rapidi e con ambizioni da costruttore premium globale.

Nel boom EV cinese non c'è posto per tutti

Il caso Dreame ricorda che la Cina resta il laboratorio più dinamico al mondo per l’auto elettrica, ma non è un terreno dove ogni nuovo marchio è destinato automaticamente al successo. La velocità con cui nascono brand, concept e piattaforme convive con una selezione sempre più dura: servono capitali, supply chain, capacità di validazione, omologazione, produzione e assistenza post-vendita.

Dreame avrebbe ora scelto di riportare risorse e attenzione sui business più vicini al proprio DNA industriale: aspirapolvere, robot rasaerba, veicoli elettrici a due ruote e robotica. La prospettiva di una quotazione resta sullo sfondo, ma l’uscita dall’automotive ridimensiona in modo netto il progetto di una rapida trasformazione da produttore di elettrodomestici intelligenti a nuovo costruttore di hypercar elettriche.

In un settore dove il marketing può accendere i riflettori in pochi giorni, la storia di Starry Sky mostra che costruire un’automobile richiede ancora tempi, risorse e competenze che nessuna presentazione spettacolare può sostituire.


 

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